La Bollente

Siamo a spasso per Acqui Terme, in provincia di Alessandria, per fare un salto indietro nella storia e nei misteri della cittadina. Nel nostro itinerario per le strade di Acqui, visiteremo la misteriosa fontana La Bollente, il Castello Paleologi, i resti dell’antico acquedotto, il Foro, gli impianti termali e l’anfiteatro.

Un po’ di storia

Le prime tracce della presenza umana nell’antica Acqui Terme risalgono al Neolitico (5500-3500 a.C.). Invece, la prima traccia di quello che sarebbe diventato il centro urbano della Aquae Statiellae risale al periodo che va dal II al I secolo a.C. L’ampliamento delle vie di comunicazione, in particolare la costruzione nel 109 a.C. della via Aemilia Scauri, che univa l’antica Tortona con il mare, fecero di Acqui Terme una fiorente cittadina e un importante centro commerciale.

Con la fine dell’Impero Romano, Aquae Statiellae iniziò un periodo di decadenza. Successivamente venne conquistata dai Longobardi, entrando a far parte del Ducato di Asti. Intorno al 1135 Acqui divenne comune libero, conteso tra i Marchesi di Ponzone e i Marchesi di Monferrato.

L’importanza di Acqui Terme è nota fin dall’antichità per via dei benefici effetti delle sue acque termali che sgorgano a 75° in un parco oltre il fiume Bormida, a poca distanza dalle antiche terme, di cui restano le tracce.

Gli scavi

Nel corso degli anni, gli scavi per l’ampliamento urbano hanno portato alla luce i resti dell’antica città romana, dimostrandone la grande estensione raggiunta e consentendo una ricostruzione abbastanza precisa della dislocazione dei più importanti edifici pubblici (foro, teatro, anfiteatro, terme), privati e cimiteriali. Probabilmente gli edifici erano tutti collegati e successivamente sommersi dall’espansione urbanistica del dopoguerra.

Nella zona compresa tra via Aureliano Galeazzo e corso Cavour, gli scavi hanno restituito i resti di un complesso monumentale che sorgeva ai margini della città antica. Si tratta di una struttura muraria riferibile ad un edificio templare della prima epoca imperiale romana. Successive ricerche hanno permesso di individuare anche i resti del Foro dell’antica Aquae Statiellae.

Oggi, i reperti romani e medievali (sculture, anfore, epigrafi, ecc) sono conservati all’interno del Civico Museo Archeologico, allestito al Castello dei Paleologi.

La Bollente: la fontana misteriosa

La Bollente è una fontana di acqua sorgiva che proviene dal sottosuolo. La particolarità di questa fontana è che l’acqua è calda e la ragione è, ad oggi, ancora sconosciuta. L’acqua sorgiva della Bollente, secondo le ipotesi successive ad uno studio, potrebbe provenire direttamente da un vulcano sotterraneo inattivo.

La Bollente

Durante gli studi effettuati qualche anno fa, venne inserita nell’imboccatura della Fonte una sonda termica, di quelle utilizzate nei vulcani. Con grande stupore dei ricercatori la sonda, studiata per resistere alle altissime temperature, si fuse.

Dopo un successivo tentativo, terminato con lo stesso risultato, i ricercatori si arresero al mistero. Cosa si nasconde nel sottosuolo di Acqui Terme, capace di fondere delle sonde ideate per affrontare le temperature magmatiche?

Avvicinandosi alla fonte si avverte l’inconfondibile odore dell’acqua sulfurea e, come tanti, non abbiamo restituito alla tentazione di immergere un dito nell’acqua vaporosa.

Il teatro romano

Una delle scoperte archeologiche più importanti nella storia recente di Aqui Terme è senz’altro il ritrovamento del Teatro, nelle immediate vicinanze di piazza della Bollente. La struttura è rimasta per secoli nascosta sotto le fondamenta dei palazzi moderni, successive abbattuti durante gli interventi di risanamento del centro storico.

Le prime tracce del Teatro risalgono agli scavi effettuati tra il 1999 e il 2000 e alla successiva esplorazione del 2004 che ha permesso di portare alla luce alcuni gradini, tagliati direttamente nella roccia della collina e, a monte, tre muri paralleli ad andamento curvilineo, costruiti in pietre squadrate.

La presenza di muri trasversali suggerisce la possibilità che la struttura originaria presentasse anche una parte elevata retta da arcate e un impianto scenico a valle.

La presenza del Teatro è una prova tangibile dell’elevato livello economico e culturale raggiunto dalla cittadina in epoca romana. Oggi dell’antico edificio sono visibili solo i resti della gradinata di accesso alla cavea, mentre le altre strutture individuate nel corso degli scavi sono state ricoperte a causa delle difficoltà di conservazione a cui sarebbero andate incontro con l’esposizione.

Sopra all’antica cavea sono state realizzate delle gradinate curvilinee, che richiamano idealmente le sembianze originali dell’edificio romano.

Il Museo

All’interno del Castello dei Paleologi, è possibile visitare il Civico Museo Archeologico, che si sviluppa in tre sezioni: età preistorica, epoca roma e medievale. I reperti presenti, di grande interesse storico e archeologico, danno una significativa testimonianza della presenza umana sul territorio, dall’antichità fino all’epoca moderna.

Nella sezione dedicata alla preistoria, i manufatti in selce scheggiata risalgono al paleolitico e mesolitico e le asce in pietra verde risalgono al neolitico. Dell’età del Bronzo si possono ammirare reperti ceramici e utensili. Passando oltre, troviamo degli importantissimi frammenti in ceramica colorati con vernice nera, tipici della produzione etrusca. Nella sezione dedicata all’epoca romana, di particolarmente interesse le tombe rinvenute lungo il tracciato dell’antica via Aemilia Scauri.

La vita commerciale e produttiva della città antica è rappresentata dalla presenza di numerose anfore, manufatti ceramici di uso comune come pentole, piatti e tegami ed ancora vasellame da mensa di epoca rinascimentale.

Castello di Acqui Terme

Detto “dei Paleologi”, il castello di Acqui Terme nel suo impianto originario, risale indicativamente almeno al XI secolo. La prima fonte scritta, che risale al 1056, lo definisce come “castelletto” di proprietà del vescovo di Acqui Terme.

La roccaforte del borgo medievale di Acqui passò nel 1260 ai marchesi Paleologi del Monferrato, che lo tennero fino agli inizi del XVI secolo. Durante la storia il dominio dei Paleologi venne interrotto solo brevemente dalla presa di potere di Roberto d’Angiò (1313 -1345) e dall’occupazione dei Visconti di Milano (1431-1436).

Dopo il marchesato di Monferrato il castello perse la sua funzione residenziale per essere adibito a piazzaforte militare ma la struttura, inadeguata alle armi da fuoco, gli costò molti danni alle cortine.

Durante il dominio dei Gonzaga di Milano, tra il 1536 il 1706, vennero effettuati dei rimaneggiamenti alla struttura originaria e, nel 1789 l’architetto Ferroggio si occupò della costruzione del fabbricato carcerario.

Dopo la caduta dei Gonzaga, il regno passò sotto la diretta amministrazione di casa Savoia, che cambiò la funzione del castello quale fortezza e lo trasformò in carcere. Oggi del nucleo originario medievale purtroppo non rimane più traccia, la struttura attuale è il risultato dell’opera di ricostruzione iniziata nel 1663.

L’Acquedotto

Appena fuori dall’abitato moderno, presso il corso del torrente Bormida, troviamo i resti dell’Acquedotto romano, uno dei meglio conservati di tutta l’Italia settentrionale. La struttura, riferibile alla prima età imperiale, presenta un percorso complessivo che si sviluppa per circa 12 km, con gran parte del tracciato sotterraneo ma a partire dalla Regione Marchiolli, nel punto in cui si ebbe probabilmente la necessità di attraversare il fiume, venne realizzata la costruzione in elevato.

Nel complesso, l’acquedotto doveva essere composto da circa 40 piloni, gli ultimi dei quali terminavano probabilmente nel centro urbano con uno scenario monumentale. Oggi, vicino al fiume, si possono ammirare ancora i resti di un tratto della struttura originaria, composto da sette piloni in muratura con base quadrangolare, che si restringono progressivamente verso l’alto per un’altezza di circa 15 metri, sormontati da quattro archi perfettamente conservati.

La cattedrale di Santa Maria Assunta

La cattedrale, costruita ai tempi del vescovo Primo nel XI secolo, sorge nel centro storico di Acqui Terme, precisamente in Piazza Duomo. Addossato alla facciata si erge il campanile gotico del XV secolo.

Nella parte posteriore della cattedrale, si trovano cinque absidi romaniche, di cui le tre centrali della chiesa originaria. L’interno della chiesa, dalla forma a croce latina, è in stile barocco con navate decorate con stucchi dorati ed affreschi.

Sito Archeologico della Piscina Romana

Si tratta dei resti rinvenuti nel 1913 e facenti parte di un vasto complesso termale, risalente all’età imperiale, che occupa un settore periferico dell’antica Aquae Statiellae. La grande vasca è scavata nella roccia e circondata da un muro perimetrale in scaglie di pietra. La piscina dalla forma rettangolare, presenta sui lati tre gradoni che permettevano l’accesso alla vasca ed era alimentata con l’acqua delle sorgente della Bollente, trasportata attraverso un canale.

Nell’antichità, stando ai frammenti rinvenuti durante gli scavi, si presume che la piscina avesse una copertura rivestita di mosaici colorati, il fondono della vasca e i gradoni erano invece rivestiti da lastre di marmo bianco. La qualità dei marmi fa pensare a materiale di gran pregio, probabilmente proveniente dalla Grecia o dall’Asia.

Chiesa dell’Addolorata

La chiesa dell’Addolorata è un’antica basilica cimiteriale paleocristiana, divenuta sede di sepolture vescovili e, agli inizi del XI secolo, monastero benedettino per opera del vescovo Dudone. Più tarda la costruzione del campanile ottagonale, che risale al secolo successivo.

Durante la prima metà del ‘700 la chiesa venne divisa per ospitare la confraternita di S. Caterina e durante il corso del XIX secolo vene in parte adibita ad abitazione privata, azione che costò un pesante degrado della struttura, sia esternamente che internamente.

La struttura attuale è il risultato del restauro iniziato nel 1927, con il quale si è cercato di riportare l’edificio alla sua forma originaria, con la navata centrale, le absidi e la facciata.

Gli scavi di via Cassino

Ci spostiamo nella periferia nord di Acqui Terme dove, agli inizi degli anni ’80 sono state ritrovate parti di un edificio destinato alla produzione di vasellame ceramico. Si tratta di un’importante testimonianza della vita produttiva dell’antica Aquae Statiellae.

La struttura, risalente probabilmente ai I-II secolo d.C. comprende sei ambienti, posti a circolo di un cortile con pozzo. Dei muri sono rimaste solo le fondazioni, realizzate con ciottoli di fiume e malta. L’impianto è stato in uso fino all’epoca medievale e ci ha lasciato numerosi reperti di vasellame di uso comune come pentole, brocche, bicchieri, olle destinate alla conservazione dei cibi.

Chiesa di San Francesco

Della costruzione originaria della chiesa di san Francesco, risalente al periodo fra la prima metà del ‘400 e gli inizi del ‘500, oggi è ancora presente il campanile, i chiostri con le colonne ottagonali e l’abside. Durante l’epoca napoleonica, sia l’edificio che lo spazio antistante furono oggetto di modifiche in vista di un progetto per la costruzione di un centro termale, progetto che però non vide mai la realizzazione.

La chiesa, che tra il 1835 e il 1854 è stata sottoposta ad un restauro in stile neoclassico, ospita al suo interno dei pregiati dipinti raffiguranti l’Adorazione dei Magi, la Madonna con il Bambino di Pietro Beccaria e la statua di marmo della Madonna incoronata con il bambino.

Usciti dalla chiesa, ci ritroviamo in piazza San Francesco, luogo che fu oggetto di scavi archeologici agli inizi degli anni ’90. E’ qui che è stata ritrovata la famosa fontana romana.

Fontana romana

All’incrocio di Corso Roma negli scavi archeologici che hanno interessato la zona, è stata recuperata un’antica fontana di epoca romana, realizzata con grandi lastre di pietra e alimentata dall’acqua portata in città per mezzo del grande acquedotto, convogliata in una tubatura in piombo, ancora visibile in parte. La struttura ha forma rettangolare ed è molto ben conservata. Accanto alla Fontana, lo scavo ha messo in luce i resti di un muro perimetrale appartenente a una domus, abitazione privata di epoca romana.