Di solito siamo abituati ad occuparci di storie sui fantasmi e leggende, ma Cà Dario a Venezia è tutta un’altra storia, perché qui non si tratta di leggenda ma, purtroppo, di realtà o coincidenza. Sta di fatto che in questo palazzo la vita di tutti i proprietari è andata incontro ad un destino nefasto, fatto di morti misteriose, malattie, suidici e disgrazie..

Si potrebbe parlare di una maledizione che ha portato i proprietari di Cà Dario verso una sorte infausta, tra morti tragiche, malattie improvvise e casi di suicidio. Il tutto senza una spiegazione logica, tanto da far allontanare spesso eventuali compratori spaventati dalla mala sorte del palazzo.

Descrizione

Il palazzo di Cà Dario si trova nel sestiere di Dorsoduro, al civico 353, direttamente affacciato sulle acque del Canal Grande. Si tratta di un edificio in stile rinascimentale che contrasta con le altre facciate che lo affiancano. Al suo interno, i camini in stile veneziano sono tra i pochi esemplari ancora perfettamente conservati.

Dall’atrio, dove si trova una fontana in stile orientale, tramite una scala in marmo decorata si raggiungono i piani nobili.

La storia di Cà Dario

Nel 1479 Giovanni Dario, mercante, segretario ducale e notaio, commissionò la costruzione dell’edificio all’architetto Pietro Lombardo. Cà Dario era il dono di nozze per la figlia Marietta che era in procinto di sposare Vincenzo Barbaro, ricco mercante di spezie.

Alla morte di Giovanni Dario (1494), il palazzò di proprietà di Marietta e successivamente del marito. L’edificio rimase di proprietà della famiglia Barbaro fino all’inizio del XIX, quando venne venduto ad un commerciante armeno di pietre preziose di nome Arbit Abdoll.

La maledizione di Cà Dario

Nonostante la sua bellezza, i decori, le logge e le finestre gotiche, Cà Dario porta in sé la fama di palazzo maledetto, a causa del destino tremendo al quale sono andati incontro quasi tutti i suoi proprietari. Iniziamo proprio dalla figlia di Giovanni Dario, Marietta, che a seguito del tracollo finanziario del marito, il quale morì accoltellato, si suicidò.

Anche il figlio della coppia, Giacomo, trovò una morte improvvisa e prematura durante un agguato sull’isola di Creta. Dopo la morte di tutti i membri della famiglia, Cà Dario venne ereditata dai discendenti fino all’inizio del XIX secolo, finché non passò nelle mani di Arbit Abdoll, il quale cadde subito dopo in bancarotta.

A seguito dei problemi economici, Abdoll nel 1838 fu costretto a vendere il palazzo. Il nuovo acquirente, l’inglese Rawdon Brown a causa della mancanza di fondi per la ristrutturazione fu costretto a rivenderlo brevemente.

Successivamente Cà Dario venne acquistato da un conte ungherese e rivenduto ad un ricco irlandese di nome Marshal, il quale lo rivendette nel 1896 alla contessa Isabelle Gontran de la Baume-Pluvinel, la quale procedette finalmente al restauro.

Durante la proprietà della Baume-Pluvinel, a palazzo soggiornò il poeta francese Henri de Régnier, ma una grave quanto improvvisa malattia pose brevemente fine ai suoi viaggi. Cà Dario venne acquistata poi da un miliardario americano, certo Charles Briggs, che fuggì velocemente da Venezia a causa delle dicerie circa la propria omosessualità. Rifugiatosi in Messico, il suo amante si suicidò.

Per arrivare ai nostri giorni, nel 1964 l’acquisto di Cà Dario venne proposto al tenore Mario Del Monaco, il quale però non accettò a causa della presunta maledizione. In breve, il palazzo trovò un altro acquirente, Filippo Giordano, che venne ucciso all’interno dell’edificio nel 1970. Il suo assassino, nonché suo compagno di vita, ritornò a Londra e lì venne a sua volta assassinato.

La lunga lista di morti improvvise, quanto tragiche poteva fermarsi qui, ma purtroppo non è così. A restare irretato dalla maledizione fu anche il manager degli Who, Christopher Sebastian “Kit” Lambert, il quale dopo essersi trasferito a Cà Dario visse un improvviso tracollo finanziario, la sua dipendenza da sostanze stupefacenti si aggravò talmente da rovinare i suoi rapporti con la band (1974).

Una curiosità sul soggiorno di Lambert nel palazzo: il manager avrebbe confidato di dormire in un chiosco dell’Hotel Gritti per cercare di sfuggire ai fantasmi che a Cà Dario lo avrebbero perseguitato. Poco prima di morire, nel 1978, Lambert rivendette la dimora ad un uomo d’affari veneziano di nome Fabrizio Ferrari, il quale a sua volta fu coinvolto subito dopo in crack finanziario.

L’uomo subì anche l’accusa di maltrattamenti nei confronti di una modella ed arrestato. La sorella di Ferrari, che viveva anch’essa a palazzo, venne coinvolta in un incidente inspiegabile privo di qualsiasi testimone.

Arriviamo finalmente agli anni ’80. E’ la volta del finanziere Raul Gardini, il quale acquistò Cà Dario come regalo per la figlia. Anch’esso, purtroppo, iniziò a riscontrare problemi economici e il coinvolgimento nello scandalo Tangentopoli. Le circostanze della sua morte per suicidio nel 1993 non furono mai chiarite.

Dopo questo fatto, il palazzo maledetto restò senza acquirente per parecchi anni. Sembrava che nessuno volesse più saperne della sua fama, nemmeno le agenzie immobiliari che rifiutavano l’incarico. Fu solo a fine degli anni novanta che Cà Dario trovò un altro potenziale acquirente. Il famoso attore e regista Woody Allen prese in considerazione l’acquisto, ma all’ultimo cambiò idea.

Fu solo nel 2002 che la dimora venne affittata per una vacanza dal bassista John Entwistle, il quale però dopo appena una settimana di soggiorno nel palazzo morì d’infarto. Quattro anni dopo, Cà Dario è stata acquistata da un acquirente anonimo ed è stata restaurata.

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