Per descrivere il castello di Verrès non ci vogliono molte parole: austero, maestoso e imponente sono tre aggettivi che danno immediatamente l’idea di ciò che il visitatore si troverà di fronte una volta giunto ai suoi piedi.

Si tratta di uno dei castelli meglio conservati e più conosciuti della Valle d’Aosta, che da circa otto secoli domina le vie di accesso della Val d’Ayas.

Il castello di Verrès, ideato con la sua struttura monoblocco rigorosa e solida di forma cubica, è considerato come una roccaforte inespugnabile, che nel corso del medioevo ha ospitato e difeso cavalieri, soldati e dame.

Ad aumentare il fascino del castello di Verrès ci sono anche i racconti popolari, che parlano della presenza di un fantasma che vagherebbe per le stanze del maniero.

Si tratterebbe di uno spettro dalle sembianze femminili, che viene chiamato La Dama Bianca. Vengono riferiti rumori inspiegabili e un’intensa attività paranormale in prossimità delle stanze della nobildonna.  

La storia del castello di Verrès

Al primo piano del castello, un’incisione in caratteri gotici attesta che i lavori di costruzione della fortezza terminarono nel 1390, divenendo la dimora ufficiale di Ibleto di Challant.

La roccaforte venne ideata perché fosse inespugnabile, con le sue pareti spesse due metri e la mulattiera che termina a gomito in prossimità dell’ingresso, per impedire l’accesso degli arieti.

Nel 1424 fu il figlio di Ibleto, Francesco di Challant, ad ottenere da casa Savoia il titolo nobiliare di Conte di Verrès. Purtroppo, non avendo avuto figli maschi, alla sua morte lasciò i suoi possedimenti nelle mani delle sue due figlie, contravvenendo inoltre alla legge Salica, che impediva alle figlie femmine di ereditare.

Una volta ereditato il feudo, la figlia Margherita cedette alla sorella Caterina la sua parte, così quest’ultima prese residenza nel castello e difese stenuamente i suoi averi.

La contessa sposò Pierre Sarriod e la coppia fu molto amata dalla popolazione di Verrès. A seguito dei numerosi scontri con i cugini maschi, nel dicembre del 1456 Caterina cedette i possedimenti a Giacomo di Challant.

Nel 1536 Renato di Challant apportò delle migliorie al castello, adeguandolo alle più moderne armi da fuoco. A lui si deve la costruzione anche della cinta muraria e delle torrette di difesa.

L’ingresso venne dotato di una antiporta accessibile attraverso il ponte levatoio e fu ideato anche un ponte levatoio pedonale, che non compare in nessun altro castello.

Anche Renato di Challant non ebbe figli maschi e, alla sua morte nel 1565, fu costretto a lasciare il castello alla figlia Isabella.

Nel frattempo la famiglia Savoia aveva inglobato la fortezza nei propri possedimenti e nel 1661 il duca Carlo Emanuele II decise di smantellare la roccaforte e trasferire gli armamenti al Forte di Bard.

La famiglia Challant rientrò in possesso del castello solo nel 1696 e lo mantenne fino all’estinzione naturale della casata, avvenuta ad inizio XIX secolo.

Il restauro

Dopo quasi due secoli di abbandono, il castello di Verrès era fortemente deteriorato, con una parte del tetto crollata e numerosi demolizioni.

Grazie ad un premuroso restauro, il maniero è ritornato a risplendere in tutta la sua bellezza per essere poi donato allo Stato italiano e alla Regione Valle d’Aosta.

La visita

Arrivati a Verrès ci sono due possibilità. Si può parcheggiare l’auto nel centro abitato e imboccare la mulattiera che conduce al castello.

Si tratta di un percorso con una discreta pendenza, non adatta però a passeggini o persone con problemi di deambulazione.

Un’alternativa più comoda è quella di prendere la strada che sale direttamente ai piedi del castello. Qui c’è un piccolo parcheggio e, se si arriva presto al mattino, quasi sicuramente si trova posto.

Scesi dall’auto la fortezza te la trovi lì, maestosa e possente, ti costringe a tenere il naso all’insù finché non la raggiungi.

Ogni particolare del castello riflette la volontà di chi l’ha voluto possente e inespugnabile.

Possiamo incamminarci per la mulatteria in pietre che conduce al castello e che salendo ci regala scenari magnifici, sulla vallata e sulle mura.

Una volta arrivati in cima, alla nostra sinistra ci troviamo la bellissima vista sul borgo sottostane e sull’intera vallata, mentre alla nostra destra saliamo l’ultimo pezzo della mulattiere per raggiungere la rocca.

Eccoci finalmente di fronte all’ingresso! La nostra visita inzia in solitaria, infatti il portone lo troviamo aperto ma non si vede in giro nessuno.

Visto che siamo leggermente in anticipo rispetto all’orario della nostra visita guidata, ne approfittiamo per dare un’occhiata in giro.

Attraversiamo il ponte levatoio e notiamo sulla nostra sinistra il ponte levatoio pedonale, particolare unico rispetto a tutti gli altri castelli italiani.

Costeggiando il castello ci ritroviamo nel grande parco, dove riusciamo a individuare le antiche scuderie, oggi divenute toilettes e locali tecnici della fortezza.

Mentre ritorniamo sui nostri passi, l’occhio viene caturato dalla parete verticale del castello, da dove sporgono le latrine.

Ritorniamo al portone d’ingresso e saliamo la breve rampa che porta alla biglietteria dove ci attende la nostra guida.

La visita guidata inizia al pianterreno, dove veniamo introdotti nella prima sala, spoglia, austera, che veniva utilizzata per fermare eventuali assalitori attraverso dei sistemi difensivi ingegnosi.

Proseguiamo quindi nell’affascinante cortile interno a cielo aperto. Al centro c’è un pozzo, ma un tempo quest’area era destinata alla raccolta dell’acqua piovana.

Il pavimento inclinato facilitava il deflusso dell’acqua nella cisterna sotterranea, capace di contenere fino a cinquantamila litri di acqua.

Dal cortile si accede a due grandi saloni, disposti uno di fronte all’altro. Attraverso il magnifico scalone in pietra, si accede poi al piano superiore, anticamente destinato ai nobili.

Le stanze sono spoglie, sobrie, prive di affreschi. Una delle sale più apprezzate è la cucina padronale, dove troviamo il camino più grande del castello, dove venivano cucinati animali interi.

La scala prosegue al secondo piano, lì ci sono gli appartamenti dei soldati, mentre all’ultimo piano e nel sottotetto i locali che venivano utilizzati dalla servitù.

Purtroppo, da parecchi anni l’accesso ai piani superiori è interdetto e in attesa che venga messo in sicurezza. Ritorniamo al piano terreno, dove la guida ci informa che uno dei saloni viene utilizzato ogni anno come salone delle feste in occasione del Carnevale storico di Verrès, nel quale viene rievocato un episodio realmente accaduto alla famiglia Challant.

Località Château
VERRES
tel. 0125929067

In auto Autostrada A5 uscita Verrès. Da piazza Emile Chanoux una scalinata nel verde porta al castello in circa 15 minuti. In alternativa, dalla zona campo sportivo parte una strada che raggiunge il villaggio di Omens. Da qui inizia l’ultimo tratto della mulattiera (circa 5 minuti a piedi) che porta al castello.

Il castello di Verrès segue i seguenti orari:

  • da ottobre-marzo dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17
  • da aprile-settembre dalle 9 alle 19

giornate di chiusura: lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio

Biglietto intero 3 euro

Biglietto ridotto 2 euro (studenti, cominitiva superiori a 25 persone, titolari di skipass)

Biglietto gratuido dai 0 ai 25 anni, portatori di handicap, scolaresche, insegnanti e accompagnatori, possessori abbonamento musei

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