Era il 25 dicembre 1977 e la notizia della morte di Chaplin provocò la commozione dell’universo del cinema e dei numerosi fan. Il riassunto della sua grandezza è ben sintetizzata nelle parole del regista René Clair che commentò così la scomparsa di Chaplin:

Era un monumento del cinema, di tutti i paesi e di tutti i tempi… il regalo più bello che il cinema ci abbia mai fatto“. 

Sir Charles Spencer Chaplin, artista dotato di talento e creatività apprezzato a livello planetario, nel momento della morte all’età di 88 anni subì la profanazione del luogo di sepoltura, con la sottrazione della bara. Il mondo intero, incredulo, fu coinvolto emotivamente nel caso di cronaca che ne seguì.

Charlie Chaplin è stato uno dei personaggi più creativi del cinema, una carriera partita dal muto che ha avuto una prosecuzione folgorante per oltre 70 anni. Se il genio artistico di Chaplin non aveva eguali, anche l’eredità che lasciò alla moglie era incommensurabile: oltre 100 milioni di dollari.

Fu questo, probabilmente, a suscitare l’attenzione di due criminali che il 1 marzo 1978 dissotterrarono la bara di Chaplin. A breve, arrivò una telefonata con la richiesta di una somma considerevole per la restituzione della salma. La vedova, Oona O’Neill, declinò la richiesta di riscatto sostenendo che suo marito lo avrebbe ritenuto piuttosto ridicolo.

La morte di Chaplin

La salute dell’artista era già stata minata da alcuni ictus, che lo avevano costretto sulla sedia a rotelle. Verso il mese di ottobre, le sue condizioni peggiorarono ancora di più, tanto da avere bisogno di cure continue. Chaplin morì la mattina di Natale del 1977 nella sua casa di Corier-sur-Vevey (Svizzera) per le conseguenze di un ictus che lo aveva colto nel sonno.
 
Dopo il funerale con rito anglicano e una cerimonia privata, Chaplin fu sepolto nel cimitero cittadino. A distanza di poco tempo, la vedova ricevette una telefonata nella quale un certo signor Rochat chiese 600mila franchi svizzeri (pari a circa 365mila euro) per la restituzione del feretro.

La moglie di Chaplin, Oona O’Neill, si rifiutò di scendere a compromessi con i rapinatori sostenendo: “Mio marito è in cielo e nel mio cuore“. Ben presto, la polizia svizzera riuscì ad individuare la provenienza delle chiamate e arrestò i responsabili del furto: Roman Wardas, polacco 24enne e Gantcho Ganev, bulgaro 38enne.

Una volta interrogati, i due malfattori dichiararono di aver tentato il colpo del sequestro con l’intento di ottenere una somma di denaro che ritenevano necessaria all’apertura di un’autofficina.

La bara di Chaplin venne ritrovata in un campo a circa 20 chilometri da Vevey e in quel punto esatto il proprietario del terreno depose una croce di legno e un bastone da passeggio con la scritta: “L’ultimo tributo a Charlot“.

Finalmente la salma di Charlie Chaplin trovò pace nel cimitero di Corsier in una teca di cemento armato.

La carriere di Chaplin

Chaplin era nato a Londra il 16 aprile 1889 nel sobborgo di Walworth. Entrambi i genitori erano già inseriti nel mondo del varietà con un discreto successo. A seguito dell’assenza del marito, Charlie Chaplin Senior, che era impegnato in tournée, Hannah Harriette ebbe una relazione con un cantante dell’epoca, Leo Dryden.

Dalla relazione nacque un bambino, Wheeler Dryden ma Chaplin scoprirà dell’esistenza di un fratellastro solo molti anni dopo. Il piccolo Chaplin conobbe ben presto il palcoscenico anche grazie al lavoro della madre. Era il 1896, quando Chaplin si trovò spedito sul palco a sostituire la madre che non poteva esibirsi a causa di un improvviso abbassamento di voce.

Nel 1898 Chaplin entrò a far parte di una vera compagnia teatrale, formata da otto bambini prodigio, gli Eight Lancashire Lads, diretti da William Jackson mentre due anni dopo, a soli 11 anni, ottenne una parte comica nella pantomima di Cenerentola, dove vestì i panni del clown Marceline.

Dopo qualche anno, Chaplin finalmente ebbe il suo primo impegno teatrale nel ruolo dello strillone Billy in Sherlock Holmes, spettacolo che andò in scena a teatro per lungo tempo.

Negli anni 1906-1907 Chaplin entrò nella compagnia del Circo di Casey, dove l’attore si cimentò e perfezionò nella recita senza le parole. Pochi anni dopo, la compagnia ampliò il raggio delle proprie tournée, toccando Parigi e finalmente gli Stati Uniti. A quel punto Chaplin era capocomico in A Night in an English Music Hall.

Fu negli Stati Uniti che il giovane attore ottenne il suo primo contratto cinematografico con la Keystone, notato dal produttore Mak Sennett. Da qui in avanti, l’artista diventò in breve una celebrità grazie a cortometraggi come Charlot giornalista, Charlot ingombrante e Charlot all’hotel.

Il personaggio di Charlot, nel panorama di una società in pieno progresso economico e in piena rivolta umanistica contro l’alienazione umana, assunse le veci di rappresentante delle classi sociali più emarginate.

A volte comico e beffardo, a volte nostalgico, Chaplin ha cucito il suo personaggio sulla figura di “The Tramp”, con la classica bombetta, bastone e baffi, immagine rimasta impressa nella mente di molti di noi. Ma come ogni star del cinema anche Chaplin, sempre sotto i riflettori, oltre agli onori ricevette anche molte critiche.

Durante i primi anni cinquanta, infatti, le idee di stampo progressista costarono a Chaplin malumori da parte dell’opinione pubblica e del governo federale statunitense. Durante il settembre 1952, mentre si trovava in vacanza con la famiglia a Londra, Chaplin ricevette la notifica del procuratore generale degli Stati Uniti, che gli annullava il permesso di rientro negli USA.

Senza perdersi d’animo, l’artista proseguì la sua vita in Svizzera sul lago di Ginevra fino al giorno della morte. Sebbene ad inizio anni settanta Chaplin fu rivalutato dall’opinione pubblica americana, rientrò negli Stati Uniti solo nel 1972 per ritirare il suo secondo Oscar onorario.

A breve avrebbe ricevuto anche un altro Oscar per un’opera risalente ad un ventennio prima ma mai riconosciuta a causa dell’ostruzionismo politico. Ad essere premiata fu la colonna sonora di Luci della ribalta, ma Chaplin non si presentò alla cerimonia, benché fosse l’unico dei premiati ancora in vita.

Il ricordo di Charlie Chaplin

Oggi ricordiamo Charlie Chaplin come uno degli attori più famosi di sempre. L’American Film Institute lo ha riconosciuto al 10° posto della lista delle più grandi star della storia del cinema. Vogliamo ricordare l’aspetto psicologico di Chaplin, così come emerse nell’annuncio della morte sul Corriere della Sera:

«Aveva nel sorriso il pianto del mondo e nelle lacrime delle cose faceva brillare la gioia della vita. Toccato dalla grazia del genio era il guanto rovesciato della nostra civiltà, il miele e lo schiaffo, lo scherno ed il singhiozzo; era il nostro rimprovero e la nostra speranza di essere uomini. Testimone universale commosse e rallegrò i cuori di tutte le razze e latitudini, ovunque si celebrasse il processo all’iniquità, alla presunzione, al cinismo dei ricchi e dei potenti, ovunque dal dolore potesse scaturire la protesta del debole sopraffatto e il riscatto dell umiliato. Uomini e donne di tutte le età e colore si riconobbero in lui, si contorcevano dalle risa e sentivano salirsi dentro pietà per se stessi. Andavano per gioire e uscivano pieni di malinconia. Così fu, così è, così sarà sempre: il debole vilipeso, lo sconfitto irriso, la dignità dell’uomo calpestata dal soperchiatore e dall’arrogante, e il candore, l’innocenza fraintesi per ingenuità, e sono invece la forza del giusto: è qui la tragedia che si colora di comico, la farsa che si tinge di dramma. Il lungo viaggio di un pessimista europeo, con sangue gitano ed ebreo, carico di antichi dolori, compiuto per convincersi che tuttavia conviene credere nell’uomo; questo il transito di Chaplin, il senso della sua opera di artista universale