Il mistero ancora irrisolto del cifrario Beale è un rompicapo crittografico che negli anni ha impegnato menti eccelse. Cosa avrà voluto dire Thomas J. Beale con i suoi messaggi? Ciò che sappiamo è che il cifrario Beale è formato da una serie di tre messaggi e che finora è stato interpretato solo il secondo di essi. Quello di Beale resta ad oggi un tesoro inviolato.

Era il 1822 quando Thomas J. Beale lasciò gli enigmatici messaggi ad un amico, con la promessa che li avrebbe letti solo se lui non fosse tornato. Secondo le deduzioni, il primo messaggio svelerebbe la presenza di un magnifico tesoro sepolto in Virginia, nella contea di Bedford, il secondo descriverebbe il bottino e, infine, il terzo indicherebbe i nomi dei compagni di Beale.

Cosa rendono i messaggi del cifrario così difficili da interpretare? I testi sono composti da una sequenza di numeri che indicano le pagine di altrettanti libri, ovvero le pagine e la posizione delle lettere da cercare. Questa chiave di lettura ha così permesso di decifrare il secondo messaggio, ma resta ancora un mistero il contenuto degli altri due messaggi.

Ciò che sappiamo è che Thomas Jefferson Beale era un avventuriero, che nel 1817 si inoltrò nei territori del West insieme ad una compagnia di ventinove uomini per una lunga battuta di caccia. Dopo aver attraversato le pianure centrali, la compagnia giunse a Santa Fe, in Messico, dove trascorse l’inverno.

Gli uomini lasciarono il villaggio solo a primavera, all’inseguimento di una mandria di bisonti che li spinse verso nord. E’ qui, ad alcune centinaia di chilometri da Santa Fe che uno di loro scorse un luccichio, probabilmente proveniente dal letto del torrente in secca. Scoprire che si trattava di una pepita d’oro lasciò tutti di stucco e provocò una irrefrenabile foga di cercare altre pepite.

Ben presto, la compagnia scoprì che si trattava di un enorme giacimento d’oro e d’argento. Dopo aver sfruttato la miniera per un anno e mezzo, nel gennaio 1820 Beale raccolse il bottino e tornò in Virginia per seppellirlo, prima di ritornare nel West. Nel 1822, infine, tornò in Virginia e rivide un amico albergatore di nome Robert Morriss, al quale affidò una cassetta metallica chiusa chiedendogli che venisse custodita fino al suo ritorno e, comunque, per almeno dieci anni.

Morris aspettò ben oltre i dieci anni richiesti ma, purtroppo, non ebbe più occasione di rivedere l’amico e non seppe mai che fine avesse fatto. Così, nel 1845 l’uomo decise di aprire la scatola e vi trovò dentro tre fogli pieni di cifre e un foglietto scritto a mano, sul quale Beale descriveva la sua avventura e forniva informazioni importanti sul contenuto dei messaggi.

In particolare, nel terzo testo cifrato sarebbero stati svelati i nomi dei trenta beneficiari del tesoro. Morriss a quel punto cercò di dare un’interpretazione al cifrario, ma nei vent’anni successivi non riuscì a raggiungere nessun risultato, così nel 1862 cedette gli enigmatici messaggi ad un amico che però restò anonimo.

Quest’ultimo, nel 1885, pubblicò un resoconto intitolato The Beale Papers, nel quale sosteneva che il primo e l’ultimo messaggio erano praticamente indecifrabili, mentre riuscì a tradurre il secondo foglio che descrive il bottino.

Dopo aver intuito che ad ogni numero del cifrario corrispondeva una pagina e la posizione della lettera da cercare e dopo aver testato un numero incredibile di libri, l’uomo ebbe un lampo di genio. Scoprì dunque che la chiave di lettura del cifrario si sviluppava a partire dalla Costituzione degli Stati Uniti.

Ho depositato nella contea di Bedford, a circa quattro miglia da Buford’s, in una fossa, o cripta, sei piedi sotto la superficie del suolo, i seguenti articoli, appartenenti nel loro insieme alle parti i cui nomi sono forniti nell’allegato «3»:Il primo deposito è consistito in mille e quattordici libbre d’oro, e in tremilaottocentododici libbre d’argento, depositate nel novembre 1819. Il secondo è stato effettuato nel dicembre 1821, ed è consistito in millenovecentosette libbre d’oro, e milleduecentottantotto libbre d’argento; nonché in gioielli acquistati a St. Louis in cambio dell’argento per economia di trasporto, valutati 13.000 dollari.Quanto sopra è conservato in modo sicuro in recipienti di ferro, con coperchi di ferro. La cripta è rozzamente rivestita di pietre, mentre i recipienti poggiano su solide pietre, e sono coperti da altre. Il foglio numero «1» descrive l’ubicazione esatta della cripta, cosicché trovarla non comporterà nessuna difficoltà.

Nonostante i successivi tentativi, però, l’uomo non riuscì a decifrare gli altri due messaggi e, ormai stanco e sconfortato, volle lasciare la possibilità di provarci a chiunque avesse voluto tentare. Fu così che nel 1885 pubblicò i suoi risultati e si ritirò. Da allora, in moltissimi hanno provarono a decifrare il cifrario, ma senza riuscirci.

Tra questi anche esperti, come William Friedman, uno dei migliori crittoanalisti americani, oppure Herbert O. Yardley, ovvero il fondatore dell’U.S Cipher Bureau. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti tutti i testi più conosciuti, dalla Bibbia alla Magna Carta, ma niente…. niente di niente.

Probabilmente, per poter decifrare il primo e il terzo foglio bisognerebbe avere a disposizione un testo in particolare: forse quello che Beale aveva spedito al suo amico Morriss ma che non arrivò mai a destinazione? Tra le ipotesi che si sono rincorse nel corso degli anni, si è infiltrata anche l’ombra del sospetto. Ovvero che tutta la faccenda sia stata solo una montatura.

Peter Viemeister, storico ed autore del libro The Beale Treasure-History of a Mystery, avrebbe condotto un’approfondita ricerca, scoprendo che l’anagrafe del 1790 riporta la nascita di diversi Thomas Beale in Virginia e che dall’ufficio postale di St. Louis un certo Thomas Beale avrebbe effettivamente spedito una lettera.

Semmai un giorno qualcuno riuscirà a trovare la chiave di lettura degli altri due messaggi e risolverà il mistero, potrebbe diventare un uomo ricchissimo. Del resto questo non è l’unico enigma dell’umanità: avete mai sentito parlare del manoscritto Voynich?