L’isola Comacina è un lussureggiante lembo di terra che fuoriesce dal Lago di Como nel comune di Tremezzina. Questo piccolo gioiello raccoglie in sè un patrimonio archeologico e una storia millenaria che parte dall’epoca romana. Per molto tempo l’isola Comacina è stata influenzata da una maledizione.

In tempi passati, la posizione strategica dell’isola ha generato contrasti religiosi e politici. Grazie all’importazione degli ulivi e al clima mite, oggi questa zona è chiamata Zoca de l’Oli per via dell’intensa produzione di olio.

La maledizione

Nel Medioevo sull’isola Comacina sorgevano diverse chiese, tra cui quella di S. Eufemia voluta da S. Abbondio. Oltre all’aspetto religioso, l’isola era anche un punto strategico in quanto piccola cittadella fortificata indipendente da Como. La sua alleanza con Milano, infatti, creò diverse lotte.

Gli abitanti si erano schierati dalla parte della città meneghina e questo provocò una serie di fatti funesti e un destino crudele, ma tutto iniziò da una maledizione. Il 24 giugno 1169 l’isola Comacina fu distrutta dall’Imperatore Federico Barbarossa, il centro abitato fu raso al suolo e il vescovo di Como Vidulfio scagliò una maledizione:

Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l’oste, pena la morte violenta“.

La sfida

Ovviamente ci furono persone che sfidarono il destino e, in barba alla maledizione, rimisero piede sull’isola. Era il 1948, quando Sandro de Col e Carlo Sacchi cercarono di avviare un progetto per la costruzione di una locanda.

Purtroppo i due pagarono caro il fatto di aver sfidato la maledizione. De Col morì tragicamente durante un incidente di motonautica, mentre Carlo Sacchi fu assassinato nel 1948 da Pia Caroselli, fatto di cronaca conosciuto come il delitto Bellentani che finì sulle prime pagine della stampa nazionale. Dopo la morte dei due Lino Nessi, che in qualche modo era stato coinvolto nell’affare, decise immediatamente di abbandonare il progetto.

Per di più, su suggerimento della scrittrice Francis Dale, sua amica, Nessi fece l’esorcismo del fuoco e finalmente, grazie a questo antico rituale greco, l’isola Comasina fu liberata dalla maledizione e si poterono terminare i lavori di costruzione del ristorante.

L’isola oggi

Nei secoli la proprietà dell’isola Comacina passò a Giuseppe Caprani, il quale la cedette al re Alberto I del Belgio che, infine, la donò allo Stato italiano. Da qui fu ceduta all’Accademia di belle arti di Brera di Milano per la la costruzione di un villaggio per artisti.

Come consuetudine, ogni 24 giugno sull’isola Comacina si svolge la festa di San Giovanni e viene rievocato lo spettacolo pirotecnico sul lago.

Visitare l’isola Comacina

L’isola ha una superficie di circa 6 ettari, è lunga 600 metri ed è ricoperta da una vegetazione tipicamente mediterranea. La si può raggiungere con un taxi boat da Ossuccio e trascorrere qualche ore di svago passeggiando nella natura e ammirando i resti delle antiche chiese.

La visita sull’isola è possibile in modo autonomo e dietro il pagamento di un biglietto di ingresso nel periodo di apertura che va da marzo a ottobre.

Da non sottovalutare è l’aspetto archeologico, infatti l’isola Comacina è considerata come una delle aree archeologiche (Altomedioevo) più interessanti del nord Italia. Tra i reperti più importanti troviamo la Chiesa di S. Giovanni Battista, i resti della Basilica di S. Eufemia, della Chiesa di S. Maria col Portico e di S. Pietro in Castello.

Nel 2019 è stato chiuso l’unico punto ristoro dell’isola, la Locanda, che ha servito il suo menù per moltissimi anni.