Ad oltre 5mila metri di quota sull’Himalaya c’è un lago chiamato Roopkund, o più semplicemente “lago degli scheletri”, conosciuto per gli innumerevoli scheletri che affiorano allo sciogliemento dei ghiacci.

Non è esattamente dietro l’angolo, ma Roopkund è un sito molto frequentato dagli amanti del trekking e un luogo molto suggestivo per via della presenza di antichi scheletri umani che riemergono quando le acque glaciali si ritirano.

Il Lago degli scheletri ha un diametro di circa 40 metri e una profondità di circa 3 metri, resta gelato per gran parte dell’anno e, nell’unico periodo in cui le sue acque si scongelano, sul fondo appaiono i resti di misteriosi scheletri, che ancora oggi genetisti e antropologi non sanno spiegarsi con esattezza.

La scoperta

Il Roopkund è al centro dell’attenzione da 80 anni, quando nel 1942 un guardiaparco di nome Hari Kishan Madhwal trovò i primi resti umani che inizialmente furono attribuiti a un contingente di soldati giapponesi.

In seguito ai primi accertamenti, però, le autorità dovettero scartare questa ipotesi per via dell’età troppo avanzata dei presunti soldati. Per molto tempo la presenza dei corpi è stata legata al mistero, su come fossero morti e se fossero morti sul posto o trasportati in seguito.

Oltre alle ossa umane, nei pressi del Roopkund furono ritrovati anche oggetti in cuoio, metallo e legno.

Le prime ipotesi

Sulla scia di una delle leggende più popolari, che raccontava di un evento catastrofico avvenuto più di 1000 anni fa, le prime ipotesi si basarono sullo studio di alcuni antropologi che sembrò confermare un evento drammatico capitato ad un gruppo di viaggiatori, uccisi da una fortissima grandinata. Molti scheletri, infatti, presentano lesioni al cranio, imputabili ad oggetti sferici caduti dall’alto.

La genetica

Uno studio del 2019 su 38 degli scheletri presenti a Roopkund, ha determinato attraverso le analisi del DNA la presenza di tre gruppi genetici differenti:

  • parte degli scheletri appartenevano a esseri umani di origini sud-asiatiche vissute tra il VII e il X secolo
  • alcuni scheletri appartenevano a persone del Mediterraneo orientale vissute tra il XVII e il XX secolo
  • una parte degli scheletri appartenevano a persone provenienti dall’est dell’Asia

Com’è facile dedurre dalle diverse datazioni degli scheletri, l’ipotesi della grandinata non trova una conferma. Sulle ossa e sui tessuti non sono state trovate traccia di infezioni batteriche che possano giustificare un’epidemia di massa.

Uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio ha sottolineato la stranezza che una parte degli individui studiati fosse originario di una zona del mondo così lontana. Anche la composizione stessa delle ossa ha dimostrato che le persone assumevano cibi molto diversi tra loro.

Pareri discordanti

Secondo il capo del dipartimento di antropologia dell’Università della Pennsylvania, Kathleen Morrison, gli esiti degli studi genetici dovrebbero essere presi con le pinze. La dottoressa, infatti, ha spiegato che in India per oltre due secoli ci fu la presenza dell’impero di Alessandro Magno, fatto che potrebbe spiegare la presenza di resti di origine europea.

Oltretutto, secondo Morrison, le datazioni degli scheletri più recenti potrebbe non essere così precisa. È risaputo, infatti, che la datazione radiometrica è meno precisa più il campione è recente.

La leggenda

Secondo la leggenda locale, il re di Kannauj, Raja Jasdhaval fu sorpreso da una tempesta di grandine mentre si dirigeva in pellegrinaggio al santuario di Nanda Devi. Tutta la comitiva, compresa la moglie incinta di Jasdhaval, tutti i loro servi e una compagnia di ballo, morirono nei pressi del lago Roopkund.