Una delle auto più possedute al mondo? Sicuramente in cima alla lista si posiziona la torpedo Graf&Stift, auto sulla quale fu ucciso Francesco Ferdinando nel 1914 e che si accompagna da sempre ad una fama davvero malefica.

L’uccisione dell’erede al trono dell’impero austroungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando, da parte di un anarchico bosniaco, fu la scintilla che di fatto scatenò la Prima Guerra Mondiale. L’episodio, di per sè già molto clamoroso, fu ricordato in seguito anche per l’auto sulla quale si consumò il terribile omicidio.

L’auto in questione era un modello di pregio della casa costruttrice viennese Graf&Stift: una 28/32 CV del 1911, una vettura che nella sua storia è passata spesso di proprietario in proprietario associata a molteplici incidenti e morti, tanto da far sospettare che il mezzo sia segnato da una maledizione.

Si stima che l’auto maledetta abbia mietuto almeno 13 vittime, morte in modo violento a bordo dell’auto o a causa di essa. Oggi, la Graf&Stift è custodita al Museo di Storia Militare di Vienna.

Una lunga lista di incidenti

Il primo proprietario dopo l’uccisione di Francesco Ferdinando fu Potiorek, un generale austriaco. L’uomo morì in un incidente stradale mentre era alla guida della Graf&Stift per le strade di Vienna. Successivamente, l’auto fu acquistata da un politico jugoslavo, il quale alla guida dell’auto provocò quattro incidenti stradali e nell’ultimo di questi perse un braccio.

Dopo la tragedia, il politico decise di liberarsi dell’auto maledetta e la vendette ad un suo amico. L’uomo, solo sei mesi dopo l’acquisto si schiantò con l’auto contro un albero e morì sul colpo. Il seguente proprietario fu un capitano dell’esercito tedesco il quale, mentre era alla guida dell’auto, cercando di schivare due pedoni si schiantò contro un muro e perse la vita. Stessa sorte toccò anche ai pedoni.

Alcune fonti sostengono che l’auto ebbe ancora altri acquirenti, tra questi un gioielliere di nome Simn Mantharides che non morì per un fatto collegato direttamente alla vettura, ma si suicidò per ragioni sconosciute poco dopo averla acquistata.

Si raccontano altre storie, come quella di un medico che finì in malora dopo essere entrato in contatto con l’automobile e un altro incidente mortale, quello di un broker che si schiantò con la Graf&Stift per eccessiva velocità.

Una volta ritornata a Sarajevo, l’auto fu acquistata da un uomo benestante, per niente impaurito dalla fama malefica che via via andava sempre crescendo. Un giorno, mentre l’uomo stava guidando, la vettura improvvisamente si bloccò. Pochi minuti dopo, mentre il proprietario era di fronte all’auto insieme ad un uomo che si era fermato per aiutarlo, il motore della Graf&Stift si avviò da solo e travolse i due uccidendoli.

A quel punto la vettura aveva subito molti danni, ma il proprietario di un noleggio d’auto non si scoraggiò e, una volta restaurata, la utilizzò per matrimoni. Un giorno, però, Tiber Hirshfield era in auto con altre persone quando perse il controllo e il gruppo si schiantò.

Quel bollettino di morti, con ben quattro vittime a seguito dell’incidente, sembrò sufficiente per mandare in pensione l’auto della Graf&Stift che aveva causato così tanti morti e incidenti. Il giorno in cui l’auto fu donata al Museo di Storia della Guerra di Vienna, la maledizione cessò.

Curiosità

Una curiosità sulla Graf&Stift riguarda la targa: A III 118, dove gli appassionati hanno trovato delle similitudini con la data dell’armistizio che ha messo fine alla guerra, A=Armistice ll=giorno 11, I1=novembre, 18= anno 1918 (Armistizio, 11 novembre 1918).