Il mito dei vampiri è senza tempo, per secoli mi ha intimorito e affascinato l’immaginario collettivo e continua a destare curiosità anche ai giorni nostri. Ci chiediamo cosa abbia reso immortali le leggende sui vampiri e, soprattutto, i vampiri esistono realmente?

Le origini del mito dei vampiri

Per trovare le prime tracce sulle origini del mito dei vampiri dobbiamo tornare indietro di molto, ai tempi dell’antica Grecia, anche se durante il XIX secolo la letteratura ha fatto conoscere questo particolare “mostro“, capace di nutrirsi del sangue umano, anche in Europa e in molte altre culture.

Durante il medioevo, la figura del vampiro era legata alla credenza che le persone decedute, in particolare in caso di morte violenta, potessero ritornare nel mondo dei vivi sotto forma di creature immortali.

La figura del vampiro

Nella tradizione popolare la figura del vampiro è legata all’immortalità e ai presunti poteri soprannaturali, quali la capacità di ipnotizzare la vittima o di trasformarsi in pipistrello, una figura legata all’oscurità e alla forza malvagia che è riuscita a influenzare i comportamenti umani.

Prima che alcune epidemie fossero spiegate scientificamente, nella cultura popolare si credeva che alcuni di questi flagelli fossero dovuti alla natura maligna dei vampiri. Un esempio di questo comportamento si è visto in America durante il dilagare della tubercolosi nel New England, Connecticut e Vermont.

Nella credenza popolare si riteneva che fossero i defunti a causare la morte dei loro parenti, per questo motivo i cadaveri venivano riesumati e ne venivano bruciati gli organi per impedire che potessero risorgere sotto forma di vampiro.

Pareri discordanti

A partire dal XVIII secondo, il mito dei vampiri si trasformò in una vera e propria pestilenza. La società era divisa in chi credeva ai vampiri e gli scettici. Tra questi lo scrittore Charles Nodier, che nel 1822 sosteneva che «tra tutti gli errori popolari, la credenza nel vampirismo è certamente la più assurda».

A sollevare l’interesse per il regno dei “non morti” era stato anche Agostino Calmet, un monaco benedettino che nel 1746 con la sua opera Dissertazioni sopra le apparizioni de’spiriti e sopra i vampiri (1746) presentava molti casi di vampirismo. Secondo il religioso l’unico modo per liberarsi da questa piaga era «disotterrarli, impallarli, tagliar loro la testa, strappar loro il cuore, ovvero abbruciarli». 

A contribuire al dilagare della credenza sul mito contribuì nel 1897 Bram Stoker, che nel suo romanzo “Dracula” presentava ufficialmente la figura del vampiro al grande pubblico e lo faceva diventare, a tutti gli effetti, un’icona popolare.

La figura del vampiro era però più che altro relegata ai testi letterari, cosa spingeva così tante persone a sostenerne l’esistenza e riferire le loro apparizioni?

Le prove sull’esistenza dei vampiri

Secondo le credenze del tempo una prova della presenza di un vampiro era il fatto che il corpo stentasse a decomporsi, come riferiva lo stesso Calmet: «Si considera il corpo disotterrato per vedere, se vi si trovano i segni ordinari – proseguendo – come la mobilità e la flessibilità delle membra, la fluidezza del sangue».

Oggi per fortuna la scienza è in grado di dimostrare che la mancata decomposizione di un corpo può essere attribuito al fenomeno della mummificazione (causata da ambienti caldi e asciutti) o la saponificazione (presenza di un clima freddo e umido).

È possibile che chi esaminò i primi cadaveri si trovò di fronte a casi di saponificazione? In questo caso, la sostanza cerosa che ricopre il corpo ne impedisce la putrefazione e preserva una relativa flessibilità delle articolazioni.

Allora come spiegare un’altra caratteristica attribuita ai vampiri: le macchie di sangue sui corpi dei cadaveri riesumati? È sempre Calmet a dare una possibile spiegazione dicendo che i vampiri succhiano il sangue così abbondantemente «…..che talvolta gli esce dalla bocca, dal naso e particolarmente dalle orecchie». 

La scienza è in grado di spiegare anche il fenomeno del sangue ancora liquido, per cui le caratteristiche dell’ambiente circostante, come una bassa temperatura, determinerebbero il tempo in cui il sangue rimane allo stato liquido.

Parlando di prove sull’esistenza o meno dei vampiri possiamo citare il ritrovamento eccezionale della tomba di una presunta vampira. Siamo nel 2019 e dagli scavi in un cimitero polacco, l’archeologo Dariusz Poliński e il suo gruppo portano alla luce una tomba del XVII secolo.

Al suo interno i resti dello scheletro di una donna inchiodata al suolo, che fece subito pensare alla possibilità che si trattasse di un vampiro.

Una falce sul collo della defunta richiamava un’antica usanza del XVII secolo. In Polonia, infatti, veniva usata la falce per impedire ai cadaveri di ritornare dall’aldilà.

Gli esperti in materia riuscirono a stabilire che se il cadavere si fosse mosso, la falce avrebbe causato un grave ferimento o la decapitazione della salma. Negli anni a seguire furono rinvenute altre tombe con caratteristiche simili.

Il caso di Arnold Paole

Nel 1730 un uomo di nome Arnold Paole fu morso da un vampiro che lo aveva aggredito. Paole seguì poi lo strano essere che ritornò alla sua tomba, dove l’uomo gli conficcò un palo nel cuore.

Il racconto di Arnold Paole fece il giro del villaggio e divenne molto popolare. Quando l’uomo morì, però, nel villaggio iniziarono ad accadere fatti molto strani, come il ritrovamento di cadaveri completamente dissanguati. La colpa venne subito attribuita a Paole, colpevole di essere ritornato dal “mondo dei morti” per terrorizzare gli abitanti del villaggio.

Le voci su questo presunto caso di vampirismo dilagarono velocemente fino a costringere l’esercito ad aprire delle indagini. Il cadavere di Paole fu riesumato e si scoprì che il corpo era intatto, nessun segno di decomposizione, ma segni di sangue che gli era fuoriuscito sia dal naso che dalla bocca. Inoltre, gli erano cresciute delle unghie nuove sia sulle mani che sui piedi.

Conclusioni

Si stima che in generale tra la popolazione mondiale una persona su tre creda all’esistenza dei vampiri. Nell’immaginario la figura del vampiro è stata fortemente influenzata dai romanzi e dalla televisione: una creatura dai poteri sovrannaturali, che si sveglia di notte per andare in cerca delle sue vittime.

Nell’epoca moderna il fenomeno del vampirismo è stato ormai superato? Chi può dirlo, probabilmente no visto che anche oggi alcuni individui provano un’attrazione particolare verso il sangue.

Si tratta del vampirismo clinico, una sindrome che non ha niente di sovrannaturale e nella quale il soggetto prova un’attrazione di tipo sessuale nei confronti del sangue.

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