Nel cuore della Romagna il Forte di San Leo accoglie il visitatore come una fortezza dalla lunga storia, ma conosciuto anche per una leggenda da brividi. Si tratta della presenza del fantasma di Cagliostro, che vagherebbe all’interno del forte alla ricerca di una degna sepoltura.

Dove siamo

Il Forte di San Leo si trova nell’omonimo comune di San Leo, in provincia di Rimini. La sua posizione incastonata sulla sommità del piccolo borgo, rende la roccaforte come un fortino inespugnabile.

Esteticamente si notano due parti e due stili diversi. C’è una parte più antica, con l’ingresso gotico e il mastio con i suoi torrioni quadrati e una parte più recente e residenziale, con il muro di cinta e i torrioni rotondi. Il picco, sul quale giace il forte, mostra tutta la solidità della roccia dura e levigata.

Oggi il forte ospita molte mostre, dalle collezioni di armi agli strumenti di tortura e la replica dell’affresco del Vasari che rappresenta la presa di San Leo da parte dei Medici. I visitatori, quelli che sono alla ricerca di un po’ di adrelina, nei sotterranei della fortezza troveranno quello che cercano.

La leggenda

Fu proprio nei sotterranei del forte di San Leo che venne imprigionato un personaggio misterioso conosciuto con il nome di Conte di Cagliostro. Della sua vera identità non si sa molto, ma alcuni la associato a quella di Giuseppe Balsamo.

Ciò che sappiamo con certezza è che l’uomo era il fondatore di una loggia massonica, un navigato furfante e un finto alchimista, capace di convincere la gente di saper trasformare il piombo in oro.

Dopo aver praticato indisturbato le sue arti discutibili, fu proprio la massoneria a tradirlo. Fu catturato verso la fine del XVIII secolo e, dopo essere scampato alla condanna a morte per grazia di Papa Pio VI, fu impriogionato a vita in una cella dei sotterranei del Forte di San Leo.

Il Conte Cagliostro trascorse il resto della sua vita in un luogo infernale, chiamato cagliostrina o pozzetto, perché per raggiungerlo si veniva calati attraverso una botola sul pavimento. Dal suo luogo di prigionia, Cagliostro poteva muoversi a stento e l’unica consolazione era guardare da una piccola finestra il paesaggio esterno.

La prigionia di Cagliostro fu una lenta ma inesorabile agonia, che lo portò ad attacchi di violenza, crisi psicologiche fino, si dice, ad un ictus che ne causò la morte. Sul momento, il suo corpo fu seppellito senza bara ma, qualche anno dopo dei mercenari polacchi ritrovarono le sue spoglie. La leggenda racconta che in parte il suo corpo fu riseppellito, ma non il teschio che i soldati tennero per usarlo come calice.

Secondo la leggenda lo spirito di Cagliostro aleggia ancora tra le mura della fortezza ed è alla ricerca della degna sepoltura che non ha avuto.

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