Castello di Pizzo fantasma Murat

Il fantasma di Murat continua a far parlare di sé al Castello di Pizzo. Siamo in Calabria, in provincia di Vibo Valentia e vogliamo conoscere più da vicino la leggenda di questo uomo valoroso che trovò la morte all’interno della fortezza pronunciando le sue ultime parole:

Mirate al cuore ……..non al viso. Fuoco!

Senza paura e ammirando quel mare, fonte di promettenti vittorie, che invece lo ha portato alla fine dei suoi giorni. La storia del Castello di Pizzo è infatti strettamente legata alla morte di Gioacchino Murat, Re di Napoli, che qui cercò di riconquistare il suo regno.

La visita al Castello di Pizzo ci farà rivivere in prima persona le vicende storiche che riguardarono Murat e c’è chi sostiene che sia fortemente possibile avere anche prova della presenza del suo fantasma. Si racconta di rumori di catene e altri strani episodi accaduti negli anni.

La storia del castello

Il maniero risale alla seconda metà del XV secolo e la costruzione avviene in due periodi distinti. Una prima fase, verso la fine del 1300, vedeva la fortezza dotata di una sola torre di avvistamento, la Torre Mastia. Al tempo il Castello aveva una funzione difensiva dei borghi costieri nei confronti delle escursioni saracene.

Risale, invece, al 1480 un aumento della fortificazione dei borghi costieri più vulnerabili agli attacchi saraceni. Il Castello di Pizzo vide l’aggiunta di un massiccio corpo rettangolare dotato di una torre a tronco conico e di una torretta di guardia a strapiombo sulla Marina.

Nel 1485 al termine dei lavori, il Castello era dotato di artiglieria e archibugi. La sua destinazione fu sempre quella di fortezza militare e di prigione e mai residenziale. Passato di proprietà in proprietà, nel 1892 venne dichiarato Monumento Nazionale.

Proprio una di queste carcerazioni segnò la storia e la leggenda del maniero. Qui, nel 1815, venne imprigionato e condannato a morte per fucilazione il Re di Napoli, Gioacchino Murat.

Ancora oggi, alcuni dei visitatori riferiscono di sentire strani rumori, strascichi di catene, sospiri e strane luci, che fanno supporre che lo spettro di Murat continui a vivere a corte, cercando in qualche modo la sua vendetta.

Entriamo nel mistero

Generale francese molto amato dal popolo ma non dal clero, Murat ebbe una fulminante carriera militare che lo portò presto a diventare il braccio destro di Napoleone.

Fu un soldato valoroso, molto ambizioso e un abile uomo politico. La sua abilità lo fece diventare in pochi anni uno degli uomini più influenti d’Europa e Napoleone gli concesse di governare Napoli.

Gli strani giochi del destino, però, fecero girare la fortuna e il suo tentativo di riconquista del Regno di Napoli, finito sotto il governo di Ferdinando I di Borbone, non ebbe l’esito sperato.

Murat salpò da Ajaccio con 250 uomini, incontrò una tempesta che decimò i soldati e una volta trovatisi in campo nemico grazie al tradimento del capo battaglione, venne catturato e imprigionato nelle celle del castello.

La sua fucilazione avvenne pochi giorni dopo, con la celebre frase “Non mirate al volto, ma al cuore. Fuoco!” rivolta al plotone che si commosse.

Dopo la morte di Gioacchino Murat le fonti si fanno confuse e misteriose. Il suo corpo, infatti, potrebbe essere stato sepolto nella navata centrale della Chiesa di San Giorgio del Castello oppure, come riportato da altre fonti, in una fossa comune della città.

Secondo altre fonti, infine, dopo la morte Murat venne decapitato per offrire la testa al re. In un modo o nell’altro, quel che è certo è che la morte violenta del militare non è passata inosservata. Il suo spettro si aggirerebbe ancora oggi tra le mura della fortezza.

I testimoni raccontano di agghiaccianti rumori, simili a strepiti di catene, sospiri e strane e improvvise luci provenienti dalla navata della Chiesa. Negli anni le testimonianze della presenza dello spettro si sono susseguite.

Durante le visite alle celle, una donna è corsa via urlando. Una volta raggiunta, ha ammesso di essere una sensitiva e di aver captato un’energia fortissima in quel punto.

In un’altra occasione, un turista inglese è uscito dal Castello sbiancato urlando al fantasma. Il malcapitato ha poi raccontato di aver avuto l’impressione di una mano che gli toccava la spalla durante la visita alla Sala del Processo.

Anche dai funzionari del Castello arriva qualche indiscrezione. Una sera, durante un temporale, tutte le finestre della fortezza si sono aperte all’improvviso lasciando tutti di stucco.

Il Castello di Pizzo si trova sul litorale di Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia. È raggiungibile in treno, stazione di Pizzo Calabro, oppure in auto: autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria uscita Pizzo Calabro. L’aeroporto più vicino è quello di Lamezia Terme (50 chilometri).

La Calabria è una terra che affonda le sue radici nella storia millenaria. Dai romani alla Magna Grecia, dai normanni agli spagnoli. Culture e popoli che hanno lasciato sapori e tradizioni uniche della cucina tipica. Oggi la regione richiama migliaia di turisti per la bellezza dei luoghi e del mare ma non solo. Negli ultimi anni, c’è stata una riscoperta delle tradizioni culinarie e la voglia di percorrere itinerari gastronomici alla scoperta delle prelibatezze regionali. Qui, infatti, la gastronomia locale offre sapori forti assolutamente da assaggiare, vediamone alcuni accompagnati dall’immancabile peperoncino, emblema della Calabria.

Medaglioni cipolla di tropea panate

Risotto Kursaal

Triglie stufate

Fileja (pasta fatta a mano con vari sughi di carne)

Le Legane ai ceci

n’duja