Kryptos (dal greco: nascosto) è un messaggio sconosciuto all’interno della scultura di Jim Sanborn, artista statunitense, esposta nel quartier generale della CIA a Langley nella contea di Fairfax (Virginia).

Dal 3 novembre 1990, giorno in cui l’opera venne esposta, l’attenzione si è focalizzata sul messaggio crittografato. Una schiera di crittoanalisi, impegnati nel cercare di decifrare il messaggio misterioso, ad oggi ha permesso di decifrare solo tre dei quattro messaggi che compongono il rebus.

La scultura

L’opera è composta da granito rosso, ardesia, quarzo, legno pietrificato, rame e magnetite. Il tema della scultura può essere tradotto come “raduno di intelligenza” e si sviluppa in verticale con una grande lastra di rame ondulato sul quale compare un testo formato da quattro messaggi cifrati, codificati con cifrari diversi.

Chi conosce il messaggio segreto contenuto nella scultura? Probabilmente solo Sanborn stesso, che ha dichiarato la presenza di un enigma che sarà possibile svelare solo una volta aver decifrato tutti e quattro i messaggi.

Sanborn avrebbe svelato il messaggio a William H. Webster, direttore della CIA, anche se durante un’intervista del 2005 Sanborn ha corretto la sua versione dicendo che Webster non conosce l’intero messaggio.

Ciò che sappiamo è che la seconda parte del messaggio contiene questa frase:”Who knows the exact location? Only WW” (“Chi conosce l’esatta posizione? Solo WW”). Chi è “WW“? Sembra si tratti delle iniziali di William Webster.

Tentativi di risoluzione

Nel 1999 James Gillogly, esperto informatico della California, ha annunciato di aver trovato la soluzione delle prime tre sezioni del messaggio. L’uomo avrebbe decifrato 760 caratteri, mentre si è bloccato sulla stessa parte che resta sconosciuta anche ai crittoanalisti del governo americano.

Prima parte

“Tra sottile ombreggiatura e l’assenza di luce si trova la sfumatura di Iqlusion.»

Seconda parte

È stato totalmente invisibile, come è possibile? Hanno usato il campo magnetico terrestre. Le informazioni sono state raccolte e inviate discretamente verso una destinazione sconosciuta. Langley sa di questo? Essi lo dovrebbero sapere, è sepolto là fuori da qualche parte. Chi conosce la posizione esatta? Solo WW. Era il suo ultimi messaggio. 38° 57′ 6,5 Nord. 77° 8′ 44 Ovest.

Terza parte

«Lentamente, disperatamente lentamente, i detriti che ingombravano la parte inferiore del passaggio sono stati rimossi. Con le mani tremanti ho fatto una piccola apertura in alto a sinistra che a poco a poco è stata estesa. Mi è stata poi portata una candela e ho osservato a lungo all’interno. L’aria calda che fuoriusciva dalla camera faceva vacillare la fiamma. Ma, in quel momento, i dettagli dentro la stanza emersero fuori dalla nebbia. Vedete qualcosa?»

Quarta parte

Il quarto messaggio resta ad oggi ancora misterioso, anche se Sanborn ha provato negli ultimi anni a dare qualche indizio in merito.

Se nessuno riuscirà a risolvere quest’ultima parte del testo, non sarà possibile decifrare l’enigma finale. Sanborn, in questo caso, avrebbe intenzione di mettere all’asta la soluzione per donare il ricavato a sostegno della protezione del clima.

L’indizio

Viste le difficoltà a risolvere l’enigma del quarto messaggio, Saborn nel 2010 ha fornito un importante indizio per aiutare i crittografi. Nel testo ci sarebbe la parola BERLIN. Più tardi nel 2014 ha rivelato la parola OROLOGIO.

Tra la lettera 64 e la 74, quindi ci sarebbero le parole “Berlin clock“. È stato chiesto a Saborn se si riferisse al “L’orologio di Berlino” ed egli ha risposto: “Ci sono diversi orologi molto interessanti a Berlino” e avrebbe aggiunto in altra occasione: “Fareste meglio ad approfondire l’argomento su quel particolare orologio“.

Se Saborn si riferisse al famoso orologio berlinese, forse sarebbe spiegato un altro pezzo del mistero. L’orologio, infatti, segna il tempo attraverso la teoria degli insiemi. Le ore sono segnate mediante quattro file di caselle colorate luminose.

Se lo sarebbe aspettato Saborn di creare un enigma così difficile da risolvere? La sua risposta: “No, non proprio. Ma la tecnica che ho usato ha ovviamente funzionato».