In Gran Bretagna ci sono molte leggende, ma ce n’è una davvero sorprendente che riguarda dei macabri oggetti considerati maledetti. Si tratta dei teschi urlanti (screaming skulls), ormai entrati del folklore britannico e responsabili di produrre degli strani lamenti nel momento in cui vengono allontanati dal luogo di appartenenza.

Si, infatti, a scatenare la maledizione non è possedere un teschio urlante, ma bensì cercare di sbarazzarsene. Una volta entrati in contatto con uno di questi oggetti malefici, infatti, non sarebbe facile liberarsene, se non restare impassibili di fronte alle urla agghiaccianti che producono.

Se poi tali oggetti iniziano anche a prendere vita e girare liberamente per casa, sfidiamo chiunque a non cercare di liberarsene. E’ ciò che hanno probabilmente fatto i protagonisti delle storie che stiamo per raccontarvi.

Il teschio urlante di Bettiscombe Manor

Uno dei casi più conosciuti nel Regno Unito è probabilmente il teschio urlante di Bettiscombe Manor, nella contea di Dorset a sud ovest del paese. In questo caso, lo screaming skulls era di proprietà di un uomo delle Indie Orientali che lavorava come schiavo nella fattoria di Azariah Pinney.

Quando lo schiavo fu in punto di morte, espresse il desiderio di essere seppellito nel suo paese di origine ma, per questioni sconosciute, fu invece tumulato nel cimitero di Bettiscombe. Poco dopo il funerale dell’uomo, iniziarono ad accadere dei fatti stranissimi: la casa dove aveva abitato fu investita da attività di poltergeist e dalla tomba dello schiavo si levavano delle urla e lamenti orribili.

Ad un certo punto, il corpo fu riesumato e riportato all’interno della casa, dove sembra abbia trovato pace nonostante non fosse esattamente il luogo dove aveva espresso il desiderio di riposare per l’eternità.

Fatto ancora più inquietante è che anni dopo, diverse parti del corpo furono effettivamente spedite nelle Indie e il teschio rimase invece a Bettiscombe Manor, dove avrebbe continuato a far parlare di sé.

Tutti i tentativi fatti per liberarsi del teschio urlante finirono miseramente. L’oggetto fu gettato in un pozzo, fu riseppellito più volte, ma tutte le volte si ripresentarono gli stessi problemi: urla strazianti, incubi nella notte. Nel momento in cui l’oggetto veniva riportato nella casa, invece, tutto tornava alla normalità.

Ancora oggi il teschio è all’interno della casa, custodito in una scatola di cartone e nessuno dei proprietari ha intenzione di liberarsene, temendo di essere protagonisti della maledizione.

Il teschio urlante di Burton Agnes

Tra gli altri casi di teschi urlanti, c’è quello di Burton Agnes, nello Yorkshire. Si tratterebbe del capo di una certa Ann Griffith, una donna morta tragicamente e improvvisamente che però aveva espresso il desiderio di essere tumulata nella proprietà della casa.

Purtroppo questo non fu possibile. Sta di fatto, che pochi giorni dopo il funerale di Ann, gli abitanti della villa iniziarono ad essere disturbati da strani rumori e le sue sorelle pensarono che ciò fosse il risultato di non aver esaudito il desiderio della donna.

Così decisero di riesumare il corpo di Ann e di tenere il teschio all’interno dell’abitazione. Così da quel momento la vita della famiglia Griffith tornò alla normalità.

Qualche anno dopo, la villa fu venduta e la nuova famiglia, i Boynton, che vi subentrarono decidendo immediatamente di liberarsi del teschio ma, una volta sperimentato il disaccordo di Ann, riportarono il macabro oggetto nella casa e continuarono la loro vita senza fastidi.

Il teschio urlante di Dickie

Quello che infesta la fattoria di Tunstead, più che un teschio urlante, assomiglia ad un vero e proprio fantasma. La prima apparizione di Dickie fu verso la fine del 1800, quando la donna si presentò al proprietario della tenuta per avvertirlo della morte della figlia.

Sembra sia proprio questo il compito di Dickie, quello di avvisare la famiglia di ciò che sta per accadere. E’ così che Dickie ha predetto la malattia di alcuni animali o il parto di altri. Sembrerebbe trattarsi di un servizio di una certa utilità, tutto sommato, se non fosse che anche il teschio di Dickie ha causato i suoi problemi.

Un giorno, infatti, alcuni ladri si intrufolarono nella fattoria e tra le altre cose agguantarono anche il teschio. Da quel momento le grida assordanti si udirono sia a Tunstead che nel luogo dove fu trasportato. Sembra assurdo, ma di lì a poco, i ladri decisero di riportare il teschio dove doveva restare.

Il teschio urlante di Wardley Hall

Secondo una versione moderna della leggenda, nel 1641 fu commesso un omicidio durante le persecuzioni contro i Cattolici. La testa della vittima, un monaco benedettino di nome Ambrose Edward Barlow, fu impalata.

A recuperarla furono Francis Downes e sua moglie, i quali la portarono a Wardley Hall. Del teschio non si seppe più nulla fino alla metà del 1700, quando il nuovo proprietario della fattoria prese possesso della tenuta.

Uno dei suoi lavoranti trovò il teschio e, pensando si trattasse del capo di un animale, lo buttò nel fosso. Quella notte su Wardley Hall si abbattè una furiosa tempesta e, temendo che a causare la perturbazione fosse stata la maledizione del teschio di Barlow, lo stesso fu recuperato dall’acqua e riportato nella casa. Così, da quel momento la vita a Wardley Hall tornò alla normalità.