Siete alla ricerca della meta perfetta per fare un tuffo nel mistero? Allora venite insieme a noi a trascorrere una giornata a Edimburgo! Il brivido è assicurato.

Come molti già sanno, la città di Edimburgo è ricchissima di un passato fatto di storie inquietanti, misteri e stregoneria. La storia nera di Edimburgo passa tra le architetture eleganti dei palazzi e termina negli stretti vicoli della città vecchia, chiamati Close, dove le strade sono illuminate solo dalla flebile luce di una lanterna.

Questa è Edimburgo, una città in bilico tra il progresso moderno e un passato oscuro che ancora oggi affascina i visitatori. E, se la superficie presenta le sue suggestive leggende, a stupire ancora di più sono i sotterranei della città….

I sotterranei di Edimburgo

I sotterranei di Edimburgo sono un’attrazione imperdibile per chi visita la città. Quelli di South Bridge sono posizionati sotto all’omonimo ponte, le cui arcate sono state terminate nel 1785. Sotto la superficie del ponte si diramano le volte e i tunnel, disposti a livelli decrescenti.

Durante gli anni, i sotterranei sono stati utilizzati come magazzini, caverne e addirittura come luogo di sepoltura delle vittime di serial killer. Più si scendeva in basso e più aumentava il tasso di povertà, sporcizia e criminalità.

Protagonisti di questa fiorente criminalità sono stati due immigrati irlandesi, William Burke e William Hare, che nel 1828 commisero decine di omicidi, soprattutto donne, nascondendo i cadaveri nei tunnel e nelle cripte di South Bridge. Alcuni dei corpi non sono mai usciti dai tunnel, mentre altri sono stati venduti ad un chirurgo che li utilizzava per le sue lezioni di anatomia.

E’ in questi luoghi, evacuati a fine ottocento e riaperti solo da qualche decennio, che nella penombra dei bui e stretti varchi, sono state riferite numerose apparizioni di fantasmi. Tra gli spettri che infestano le cripte troviamo Jack, un bambino che si divertirebbe ad afferrare le mani dei visitatori facendoli trasalire.

Più minaccioso è invece Mr. Boots, un fantasma descritto come disgustoso che lancerebbe delle pietre ai passanti. Numerosi testimoni affermano di aver udito la sua voce e il rumore dei suoi stivali sul selciato.

Non vi è bastato il racconto dei sotterranei di South Bridge? Possiamo fare un salto anche al North Bridge e scoprire i racconti sulle streghe legati al ponte più macabro di Edimburgo. Quello che collega la città vecchia con la città nuova, un tempo passava sopra alla palude di Nor Loch, che divideva le due parti della città.

Se torniamo ai tempi inquietanti dell’Inquisizione, scopriamo che le donne accusate di stregoneria venivano gettate nella palude. Se le malcapitate annegavano voleva dire che non erano delle streghe, mentre quelle che sopravvivevano erano ritenute streghe e condannate a morte.

Durante il XIX secolo, quando la struttura originaria del ponte venne demolita per ricostruirne una più solida, nessuno dei cittadini fu disposto ad inaugurarlo. Venne così deciso di affidare questo compito alla donna più longeva di Edimburgo, la quale sfortunatamente, e misteriosamente, mancò proprio la notte prima dell’evento.

Di conseguenza, nel tentativo di impedire che riaffiorassero i racconti e i ricordi degli episodi inquietanti legati al ponte, il corpo della donna venne messo su una carrozza, fingendola ancora viva. Aimè, l’inganno venne smascherato velocemente e il North Bridge si aggiudicò l’appellativo di Ponte dei Morti.

Ancora oggi la suggestione legata a questo ponte è forte e c’è chi, per scaramanzia, decide di non attraversarlo.

Il cimitero di Edimburgo

Se la vostra sete di mistero non è ancora stata saziata, ecco un altro luogo carico di suggestione dove cercare il brivido nella città di Edimburgo. Siamo al cimitero di Greyfriars Kirkyard, dove si sono svolte delle indagini sul paranormale che vengono considerate come quelle meglio documentate della storia.

Il cimitero di Greyfriars, costruito nel 1620, si trova in centro, dietro la piazza di Grassmarket. La visita al camposanto, se effettuata in pieno giorno, è un’occasione per rilassarsi nella tranquillità del parco, dove le lapidi secolari si inseriscono perfettamente in un quadro fatto di luce, viali ed erba curata. Altro discorso è una visita notturna.  Visitare il cimitero di Greyfriars di notte vuol dire entrare in stretto contatto con la storia del cimitero, il cui nome significa frati grigi.

La struttura del cimitero è un misto tra architettuta romantica e gotica. I numerosi vialetti e sentieri sono ricoperti di muschio e fanno da contorno a lapidi antiche e impolverate. Nel silenzio irreale di questo luogo riposano personaggi illustri, alcuni deceduti nel XVI secolo, mentre altri personaggi più recenti come l’architetto J. Craig, James Hutton e il famoso cagnolino Bobby.

In particolare, la figura del piccolo Skye Terrier, che alla morte del padrone rimase a guardia sulla sua tomba per 14 anni, è diventata una mascotte per la città, tanto da essere nominato cittadino di Edimburgo. Oggi la sua immagine domina sulla sua tomba (la Greyfriars Bobby) accanto a quella del suo padrone.

Passeggiando per Greyfriars si possono vedere anche le mortsafes, grate di ferro che venivano posizionate nel terreno come protezione contro i ladri di cadaveri, che in passato erano molto numerosi, come Burke & Hare appunto, i due famigerati assassini che rivendevano illegalmente i corpi rubati.

Questa attività clandestina venne definitivamente abbandonata dopo l’emanazione dell’Atto sull’anatomia del 1832, che finalmente regolava la fornitura legale dei cadaveri alla sperimentazione medica.

I fantasmi di Greyfriars Kirkyard

In un luogo così suggestivo come il cimitero di Edimburgo, ci sarebbe da stupirsi se non ci fossero dei fantasmi. D’altronde, la storia ci racconta che a metà del XVII secolo proprio questo camposanto fu teatro di uno degli eventi più bui della storia scozzese.

Durante le lotte religiose in atto, re Carlo I introdusse la fede anglicana, destando un sentimento di ribellione tra i cittadini scozzesi che portò alla firma del National Covenant da parte degli attivisti a favore della dottrina protestante presbiteriana. L’evento avvenne nel 1638 proprio nella chiesa di Greyfriars.

Successivamente, il figlio del sovrano, Carlo II fermò le proteste dei Covenanti e li sconfisse nella battaglia di Bothwell Brig nel 1679. Da quel momento, più di mille attivisti vennero incarcerati in un’area a cielo aperto del cimitero chiamato Covenanter’s Prison. I ribelli vennero torturati e lasciati alle intemperie a morire di stenti.

Molti dei corpi non lasciarono mai Greyfriars, perché vennero seppelliti in quel terreno a pochi metri di distanza dalla lapide del mandatario della strage, nonché braccio destro di Re Carlo II, il giurista George Mackenzie, soprannominato in seguito Bloody Mackenzie (Mackenzie il sanguinario). La tomba, scura e fredda, è stata denominata The Black Mausoleum.

Secondo la leggenda, lo spirito di Mackenzie avrebbe riposato in pace fino alla notte in cui, nel 1999, un senzatetto si intrufolò nel cimitero per ripararsi dal freddo e rubare nelle tombe. Quando aprì quella del sanguinario improvvisamente nel terreno si aprì un varco che inghiottì lo sventurato. Quest’ultimo riuscì però ad uscire e scappò terrorizzato.

Da quella notte, si dice che lo spirito di Mackenzie si sia risvegliato e che non abbia più smesso di spaventare i visitatori del Greyfrairs, alcuni dei quali si sarebbero procurati anche ematomi e ferite, forse nel tentativo di scappare.

La prigione dei Covenanters è un luogo così carico di sofferenza e di violenza da essere riconosciuto come uno dei luoghi di infestati di Edimburgo. Questo luogo è legato indissolubilmente alle attività paranormali, che sarebbero presenti da sempre, ma che dagli anni ’90 avrebbero raggiunto un numero così elevato da destare l’attenzione dell’opinione pubblica.

Le testimonianze sui fatti inspiegabili accaduti al cimitero di Edimburgo sono numerose. Uno dei casi più eclatanti fu il racconto di una donna, che si fermò a spiare l’interno del cimitero da una fessura e venne letteralmente spinta indietro da una folata di vento gelido. La coincidenza incredibile fu che nella stessa giornata vennero segnalati circa una ventina di fatti inspiegabili.

A seguito degli eventi, il comune di Edimburgo decise di chiudere sia il cimitero che le prigioni e chiamò J. Henderson, studioso di fenomeni paranormali. In totale, tra il 1990 e il 2006 ci sarebbero stati circa 400 fenomeni considerati inspiegabili, tra questi la presenza di improvvisi punti freddi, rumori dal sottosuolo, ringhia e sbalzi emotivi fortissimi tra i visitatori.

A seguito del dilagare dei casi, nel 2000 venne chiamato un prete per effettuare un esorcismo. Il reverendo Colin Grant, però, avvertì la presenza di un’energia così potente da rinunciare all’incarico. Lo stesso, che aveva confidato di temere per la sua vita, morì di infarto pochi giorni dopo. Seccessivamente venne tentato un altro esorcismo, ma anch’esso non riuscì.

Il castello di Edimburgo

Tra le attrazioni turistiche di Edimburgo il castello, grazie alle numerose leggende, è considerato come uno dei luoghi più infestati dai fantasmi. D’altronde, i suoi quasi mille anni di storia l’hanno visto teatro di eventi sanguinosi, torture, morti violente, che hanno lasciato in eredità spettri inquieti che ancora oggi vagano per le mure della fortezza.

Il castello è situato su una collina, da dove domina con la sua imponenza su tutta la città. Nei secoli è stato adibito a fortezza militare, prigione di guerra e residenza reale e, una volta entrati dalla porta fortificata, si ha la sensazione di fare un salto indietro nel tempo.

Improvvisamente è possibile immaginare quel cortile e quei corridoi animati dai re e dalle regine che hanno abitato qui, con le loro storie e i loro amori e anche dai soldati che hanno combattuto e difeso queste mura. L’artiglieria, infatti, è un elemento molto presente nel castello di Edimburgo: i cannoni della Argyle Battery schierati lungo le mura settentrionali, il One O’clock Gun, che dal 1861 ogni giorno all’una spara un colpo.

Altro elemento prezioso del castello è il potente Mons Meg, uno dei cannoni più avveniristici di tutto il medioevo. Raggiunta la torre di Argyle non perdete le proiezioni delle battaglie che narrano la drammatica storia del maniero durante le guerra di indipendenza.

Al suo interno, il castello di Edimburgo ospita sale meravigliose, tra cui la Great Hall. La sala fu costruita nel 1511 e inizialmente fu destinata a sala per i banchetti. Oggi è possibile ammirare le travi a vista del meraviglioso soffitto e le pareti rosse e arredate con armi e armature.

Giungiamo nella sala della corona, dove sono esposti i gioielli più antichi. In particolare si può ammirare la corona in oro, argento e pietre preziose, risalente al XVI secolo, lo scettro e la spada.

Sotto la superficie del castello, la leggenda riporta la presenza di un tunnel misterioso, non segnato sui documenti e ritrovato per caso durante una ristrutturazione. Secondo la leggenda, siccome nessuno aveva il coraggio di entrare nel tunnel per scoprire dove conducesse, venne scelto un bambino, suonatore di cornamusa, conosciuto da tutti come Lone Piper.

Pensarono che se avessero seguito il suono del suo strumento, avrebbero capito il percorso di quel cunicolo. Infatti, all’inizio fu così, finché all’improvviso, in un punto imprecisato sotto il Royal Mile, la musica cessò.

Nessuno ebbe il coraggio di andare a vedere cosa fosse successo al bambino, decisero invece di murare l’entrata dei sotterranei e dimenticare l’accaduto. Durante le notti fredde e nebbiose, tendendo l’orecchio sarebbe ancora possibile sentire il suono della sua cornamusa provenire dal sottosuolo.

Un altro fantasma che si aggira al castello è quello di un ragazzo senza testa, conosciuto come Il Tamburino, che in alcune occasioni appare suonando il tamburo. Molte delle visite al maniero terminano con l’esperienza di essere entrati in contatto con presenze soprannaturali. Tra le sensazioni maggiormente riferite si parla della visione di improvvise ombre, cali di temperatura e spintoni o vestiti che vengono tirati.

Foto: Pexels

Il fantasma di John Chiesly

Chi era John Chiesly? Era un personaggio benestante vissuto a Edimburgo. Nel 1688, a seguito della sua richiesta di divorzio, il giudice George Lockhart gli ordinò di pagare alla moglie una cifra che considerò esorbitante. Per tutta risposta, attese il togato all’uscita dalla chiesa e gli sparò uccidendolo.

Chiesly venne subito catturato e subì l’amputazione del braccio destro, l’arto che aveva commesso l’omicidio, prima di essere giustiziato nella piazza di Grassmarket. Il suo corpo venne lasciato in mostra ai passanti ma poco dopo svanì nel nulla. Da quel momento si incominciò a parlare delle apparizioni di un fantasma senza un braccio che terrorizzava le persone lungo la Royal Mile, la strada principale della città.

Anni dopo, nel 1965, durante una ristrutturazione venne scoperto lo scheletro murato di un uomo senza un braccio e, dopo gli accertamenti, venne stabilito che poteva trattarsi del corpo di John Chiesly. Il suo fantasma, dopo 300 anni, continua a spaventare i passanti, mentre il braccio mozzato non è mai stato ritrovato.

Il fantasma di Annie

Durante l’epidemia di peste bubbonica che colpì Edimburgo nel 1645, tutta la città subì una tremenda perdita di vite umane ma il Mary King’s Close, già luogo di degrado, perdizione, illegalità e sporcizia, fu uno dei quartieri più colpiti.

Visto l’altissimo tasso di contagiati, gli accessi al vicolo vennero bloccati e le persone malate vennero murate vive al suo interno, lasciate alla loro triste fine. Il Mary King’s Close fu riaperto solo nel 2003 per diventare un’attrazione turistica grazie alla presenza dei suoi fantasmi.

Uno di questi fantasmi è Annie, una bambina di cinque anni, anch’essa rinchiusa all’interno del Mary King’s Close. Oggi, il suo spettro si aggira piangendo in cerca della sua bambola di pezza. Annie è così conosciuta, che i visitatori le portano caramelle e giocattoli per consolarla.

Per terminare questa lunga serie di racconti che legato Edimburgo ai fenomeni paranormali, vogliamo parlarvi dello strano caso di David Allan, un pittore scozzese deceduto nel 1796 e sepolto nell’Old Calton Burial Ground.

Secondo la leggenda l’uomo, che soffriva di epilessia, durante una crisi venne creduto morto dalla moglie, la quale ordinò la sepoltura. Il pittore, però, non era affatto morto. Il sospetto venne quando ci si accorse che la sua tomba era andata incontro ad un deterioramento troppo veloce rispetto alle altre.

Si procedette quindi all’apertura del feretro, per scoprire al suo interno moltissimi graffi, segno che l’uomo probabilmente era stato sepolto vivo. Altro fatto ancora più straordinario, si scoprì che dietro la lapide il pittore aveva dipinto il suo ultimo autoritratto, un volto urlante in cerca di aiuto.

Edimburgo, con il suo carico di leggende suggestive, è in grado di farci immergere nel suo passato. Ciò che probabilmente è successo anche alla scrittrice di Harry Potter, J. K. Rowling la quale, passeggeggiando per il Greyfriars Kirkyard avrebbe avuto l’ispirazione per paesaggi, nomi e luoghi che poi ha impresso nel suo fantastico prodotto letterario.

Per proseguire la scoperta di questa terra fantastica vi consigliamo una visita al castello di Dalhousie, che si trova a pochi chilometri dalla città.

Crediti fotografici: commons.Wikimedia.org

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