Quasi 200 anni di ricerche non hanno portato i cacciatori di tesori sulla buona strada. Oak Island, l’isola del tesoro che si trova al largo della Nuova Scozia, continua a celare un favoloso bottino e resta al centro di molte leggende che descrivono le origini più disparate dell’immenso tesoro. Realtà o fantasia?

Dal 1795 fino ai giorni nostri, i tentativi di mettere le mani sul tesoro sono stati numerosissimi, ma sembrerebbe che la terra di Oak Island non voglia collaborare: crolli, allagamenti e imprevisti hanno tenacemente salvaguardato il tesoro dai suoi cacciatori.

La lunga caccia al tesoro, portata avanti con ostinazione, è rimasta dunque infruttuosa, dopo essere costata miglioni di dollari e centinaia di trivellazioni del suolo. Oseremmo dire che oltre ad una certa dose di sfortuna, il tesoro di Oak Island potrebbe addirittura essere segnato da una maledizione visto il numero di vittime che ha prodotto.

Le imprese per trovare il tesoro

Si dice che il primo scopritore di una depressione nel terreno fu nel 1799 un certo McGinnis, mentre altri racconti locali narrano di un marinaio della ciurma del capitano Kidd, il quale avrebbe sepolto sull’isola la sua enorme fortuna.

Per quanto riguarda McGinnis, iniziò a scavare nel punto della depressione aiutato da due uomini, Smith e Vaughn. Ad un certo punto, a qualche metro sotto terra i tre trovarono una lastra di pietra ma abbandonarono gli scavi a causa di un’improvvisa quanto paurosa sensazione. Qualche anno più tardi, gli uomini della Compagnia Onslow approdarono sull’isola con l’intenzione di proseguire gli scavi.

Raggiunsero i 27 metri sotto terra dove, oltre a carbone, legname e mastice, il gruppo trovò una pietra scolpita. Purtroppo la compagnia dovette abbandonare gli scavi perché il pozzo si allagò e fu chiaro a tutti che una delle difficoltà principali che avrebbe bloccato o ritardato le esplorazioni sarebbe stata l’acqua.

Una volta riportata alla luce, la pietra venne studiata ma nessuno riuscì a decifrare in modo certo i simboli che erano impressi su di essa. Successivamente, nel 1849 altri investitori iniziarono una nuova esplorazione, ma anche questa volta il pozzo si allagò, così decisero di trivellare il terreno trovando una piattaforma di pecci ed infine uno strato di argilla.

Nel 1861 un nuovo tentativo di trivellazione portò al crollo di una parte del tunnel, fatto che fece temere che il tesoro potesse essere scivolato ancora più in profondità. Lo scavo si allagò e si verificò uno scoppio di un motore che causò la morte di un uomo. La compagnia dovette abbandonare gli scavi anche per mancanza di fondi negli anni a seguire.

Finalmente nel 1896 ci fu una prima scoperta, grazie ad un gruppo giunto sull’isola con una pompa per l’estrazione dell’acqua. Sebbene il fondo del pozzo non fu prosciugato completamente, il livello dell’acqua si abbassò quel tanto per scoprire un pezzo di pergamena con delle scritte.

All’inizio del 1900 le ricerche continuarono a più riprese fino al 1931, quando William Chappell si interessò al caso. I suoi scavi finalmente portarono alla scoperta di un’ascia, un picchetto da minatore e un’ancora. Tra il 1935 e il 1936 fu la volta di Hedden i cui scavi non portarono a risultati fino al 1965, quando sull’isola di Oak arrivarono Robert Restall, Karle Graeser e suo figlio diciottenne.

Il tentativo del gruppo di trovare il tesoro non solo fu sfortunato, ma portò alla morte tutti e tre e di un aiutante. Arriviamo al 1967, quando la nuova compagnia Triton Alliance acquistò quasi tutta l’isola e scavò un pozzo di oltre 70 metri. All’interno del pozzo vennero posizionate delle telecamere che ripresero delle casse e resti umani.

Nel momento in cui si pensava di essere arrivati a qualcosa di interessante, il foro crollò e i lavori vennero abbandonati. In seguito tutta l’impresa su fermata per mancanza di fondi. Una lunghissima serie di tentativi, fino alle ultime esplorazioni dell’isola di Oak da parte dei fratelli Lagina, che sono diventate un documentario trasmesso in televisione.

Cosa resta oggi dell’isola di Oak? Quasi 200 anni di scavi e trivellazioni non hanno portato a nulla. Il tesoro è esistito davvero e, se così fosse, è stato trovato o giace nelle profondità della terra?

L’ipotesi formulata di Rupert Furneaux nel suo libro “Il Mistero del Pozzo del Tesoro” non sembra poi così inverosimile. Lo scrittore, infatti, data la costruzione del pozzo nel periodo della Guerra per l’Indipendenza degli Stati Uniti suggerisce che in realtà il famoso bottino poteva benissimo essere il denaro necessario a pagare le forze britanniche in America, nascosto dal governatore per proteggerlo dall’armata di Washington.

L’Isola di Oak sarebbe il luogo segreto scelto per nascondere il tesoro e, una volta scampato il pericolo, i forzieri con il tesoro sarebbero stati recuperati. Se così fosse, tutti gli sforzi per la caccia al tesoro del Pozzo di Oak Island sarebbero stati vani.